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La popolarità dei giornalisti sui social network è in crescita, e, di conseguenza, aumenta anche il conflitto di interessi tra il loro ruolo all’interno delle case editrici e i progetti portati avanti a titolo personale. E se le testate nel tempo hanno beneficiato di riflesso del lustro social dei propri contributor, adesso sembrano iniziare a temere una perdita di terreno, proprio a causa dei loro stessi giornalisti. Tanto che, secondo Bof, alcune case editrici come Condé Nasted Hearst stanno iniziando a creare regole per i giornalisti che tramite i propri social media promuovono prodotti o lavorano con aziende. E il fenomeno, che è iniziato negli Stati Uniti e in Inghilterra, sta prendendo piede anche in Italia.

Sono tanti i giornalisti che, negli ultimi tempi, hanno realizzato il valore (soprattutto in termini economici) di coltivare follower interessati al loro punto di vista e al backstage dell’industria. Per molti di loro, postare contenuti sponsorizzati rappresenta un ‘secondo lavoro’, che può valere, sempre stando aBof, dai 500 ai 1.500 dollari per post.

Un secondo lavoro che talvolta può diventare il primo: in America e in Inghilterra, un numero crescente di editor sta lasciando il proprio posto di lavoro per trasformare il proprio Instagram pieno di immagini di moda, beauty o food, in un’attività remunerativa ‘in proprio’.  BoF fa l’esempio di Alessandra Steinherr, beauty director di Glamour Uk, che, forte di un seguito di 167mila fan su Instagram, lo scorso marzo ha lasciato il proprio posto di lavoro per iniziarne uno indipendente, fatto di articoli e anche di contenuti sponsorizzati per marchi come Estée Lauder e Avène. Altro esempio: Eva Chen, che ora conta su 871mila follower su Instagram e per lo stesso social cura le partnership con la moda, ha iniziato come beauty editor di Teen Vogue.

Ma chi rimane all’interno di una redazione, continua a sfruttare la propria posizione ‘privilegiata’ per aumentare la fan base. E, di conseguenza, è normale che le media company si preoccupino che i brand col tempo preferiscano come ambassador singoli giornalisti al loro posto. Gli investimenti, in altre parole, rimarranno sui giornali e sul web, o verranno dirottati sui giornalisti ormai diventati influencer grazie al loro, ormai passato, lavoro?