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Cerchiamo di trovare la risposta a questa fondamentale domanda partendo da una delle tendenze in crescita esponenziale, la ricerca vocale. Fra 3 anni l’uso della voce nell’interazione con i dispositivi digitali sarà predominante rispetto al testo scritto, in quanto la voce fa risparmiare tempo e permette di cercare informazioni a mani libere. Oggi le principali piattaforme digital permettono al dettare le tue ricerche ed avere delle risposte immediate ad esigenze informative o di acquisto: da Google Assistant (presente anche in Google Home che nei primi mesi del 2018 ha venduto più di Amazon Alexa in Usa), a Siri di Apple, a Cortana di Microsoft e Alexa di Amazon. Tutti questi progetti scommettono su un fatto: l’utente quando può preferisce dettare che scrivere perché con la voce risparmia tempo, fa multitasking e non deve dedicare attenzione visiva.

Allo stesso modo la profilazione dell’utente loggato 24/7 su piattaforme conversazionali permetterà agli assistenti vocali di desumere l’intento in modo sempre più attendibile e predittivo. In ultima analisi, le piattaforme capiranno i bisogni del consumatore meglio di quanto riesca a fare un brand o un retail classico.

Il web marketing dei brand su queste piattaforme dovrà evolvere di conseguenza: Amazon aumenterà i suoi ricavi pubblicitari dai servizi di advertising, le aziende che hanno un brand forte dovranno capire cosa viene cercato e intercettare le ricerche per essere la prima risposta (testuale o vocale, a pagamento o SEO) della piattaforma.

Il SEO e SEM su Amazon sono i servizi che stanno crescendo di più nella mia agenzia al punto da creare una divisione ad hoc: è solo questione di tempo e tutti i brand importanti (volenti o nolenti) saranno venduti su Amazon (direttamente dal produttore o attraverso dei rivenditori) e la visibilità sui merchant sarà assimilabile alla testata di gondola / avancassa in Esselunga o al corner in Rinascente.

Dalla mia esperienza in diversi settori, ho capito che molti brand nati offline sottostimano il peso delle vendite online sui siti verticali (per stare nel settore della moda ad esempio www.Giglio.com e Yoox) e su quelli “generalisti” come Amazon, in quanto il sell-in è registrato su clienti che sulla carta sembrano offline ma che di fatto comprano offline e rivendono online.

Il consumatore sarà più fedele alla piattaforma digitale che usa rispetto al brand commerciale. I brand saranno rilevanti solo nella misura in cui capiscono l’intento di ricerca dei consumatori (avete una keyword research su Amazon? Fatela, vale quanto 10 Focus group!) e costruiscono un presidio efficace (SEO e SEM) dentro le piattaforme digitali che diventano i nuovi canali del trade marketing moderno.

Il rapporto tra consumatore e piattaforme digitali sarà più forte e pervasivo, mettendo in secondo piano la classica brand loyalty. E voi che ne pensate?

Ale Agostini

Partner di Bruce Clay Europe, società americana leader nel SEO dal 1997. Scrive per Hoepli, insegna digital marketing alla Business School de Il sole 24 ore, relatore a TED, SMX, SMAU. Prima dell’attuale attività, ha gestito il marketing internazionale di aziende di largo consumo quali Ferrero International, Campari Italia, Bolton Manitoba. Docente nel master in Digital Strategy di Pambianco E-academy con il modulo “Capire come pensa Google: SEO + SEM”. www.aleagostini.com